Curiosita


Le materie utilizzate,   le ricerche storiche  e   gossip.



Anello dei Vulcani

Come è nato

L’anello dei Vulcani

 

Dostoevskij sosteneva che sarà la bellezza a salvare il mondo, e probabilmente intendeva la bellezza in tutte le sue forme e sfumature, così come l’idea di mondo racchiudeva sia quello dell’uomo come singolo, sia quello che nasce dall’unione di più persone.

La storia dell’Anello dei Vulcani inizia e si sviluppa partendo dalla passione e dall’idea che c’è una bellezza ideale che solo l’amore può vedere, suscitare e far nascere.

Nella lontana estate del 1997 un ragazzo che non aveva mai lasciato la sua isola, Stromboli, intraprese un viaggio che se per ogni individuo diciamo “normale” poteva essere considerato  qualcosa di ordinario, fu per lui un’impresa perché non aveva mai attraversato il mare per arrivare altrove. Avendo infatti saputo che io oltre a essere un orafo, ero e sono uno dei pochi  tagliatori di pietre delle Isole Eolie, decise che doveva venire a Lipari, nella mia gioielleria, per realizzare il suo desiderio: voleva che lavorassi per lui una pietra presa sul vulcano e la sfaccettassi come un brillante. Il motivo che lo aveva spinto a superare il suo timore del viaggio, e ad arrivare fino a me, quasi come se si trattasse di una missione di vitale importanza, era l’amore per una ragazza lontana alla quale voleva regalare un pezzo della sua terra, e di conseguenza un pezzo di sé, ma soltanto nella forma di brillante. Io gli spiegai in tutti i modi possibili che la sua richiesta era impossibile da soddisfare essendo la lava una roccia porosa, imperfetta e irregolare, le cui superfici, seppur levigate, non permettono di arrivare a fare un taglio come quello che lui desiderava. Tuttavia, nonostante i miei tentativi, non voleva sentire ragioni e continuava a insistere. Non poteva accettare un no, e la ragione era il suo amore folle per questa ragazza. L’unico obiettivo che aveva era tornare a Stromboli con in mano ciò che desiderava: un taglio di brillante su una pietra che non poteva in alcun modo sostenerlo, poiché nella sua mente si identificava con il suo amore. La sua caparbietà e a quel punto la disperazione di entrambi mi spinse a convincerlo che avevo bisogno di un mese di tempo per pensare a cosa fare pur di accontentarlo.

Grazie alla sua “disperata” insistenza, alla passione sviluppata in maniera esponenziale, e all’amore per questa ragazza e alla mia tenacia è nato l’Anello dei Vulcani.

Iniziai a girare con la pietra del vulcano in tasca e nella testa il racconto del ragazzo che era salito sullo Stromboli - che chiamava IDDU - per prendere un pezzo di lava. Mi aveva detto in dialetto “pigghiai un pezzo di IDDU per IDDA” (ho preso un pezzo di lui per lei), il che significava volerle donare un frammento del suo vulcano e perciò una parte fondamentale di sé. Pensando alla temperatura di fusione della lava che è di 1300 gradi e a quella dell’oro di 1000 gradi, ebbi l’idea di un anello che fondesse insieme due materiali tanto diversi, eppure capaci di unirsi come succede in fondo con l’amore. Una fede simbolo di ostinazione, passione e amore tanto folle da superare qualsiasi limite.

Inventai, visto che all’epoca non erano disponibili, dei macchinari per arrivare a unire insieme lava e oro fusi a temperature diverse, e prima di consegnargli la fede, la brevettai.

Da allora l’Anello dei Vulcani è diventato un simbolo di passione e amore che grazie a internet e alle Isole Eolie -  meravigliosa finestra sul mondo - è arrivato sia in posti lontani che vicini. La sua diffusione è per me motivo di orgoglio e vorrei riuscire, vista l’emozione e la soddisfazione che provo ogni volta che una coppia lo sceglie come fede matrimoniale, di fidanzamento e semplicemente come anello, a far sì che raggiunga il maggior numero possibile di persone e arrivi in tutti i paesi del mondo poiché, tornando a Dostoevskij e al suo concetto di bellezza, sono convinto che una cosa tanto bella, possa salvare e preservare la parte felice di ognuno di noi.

 

sezione anello

Sezioni di anello dove si puo notare come la roccia vulcanica viene incapsulata dal metallo fuso, diventando un corpo unico e solido.

la Fede Eoliana ®, la tecnica

Le fede eoliana è brevettata all'ufficio di competenza.
Le realizzazioni di gioielli così esclusivi sono possibili per la diversa temperatura di fusione delle due materie in questione, l'oro fonde alla temperatura di 1.000 gradi e la lava fonde a 1.300 gradi circa.
In questo processo fondo l'oro allo stato liquido e lo inietto con forza centrifuga, sottovuoto direttamente sulla lava con una pressione incredibile.

Basta solo pensare che in questo processo un solo grammo d'oro arriva con una pressione di 40 kili.

La lava che come abbiamo detto fonde a 300 gradi in più rispetto all'oro, riesce a resistere all'impatto violento del metallo fuso.La lava a mille gradi di temperatura diventa incandescente, la sua struttura molecolare rimane intatta e si fà incapsulare dal metallo che allo stato liquido va a riempire le cavità della roccia.

Pino Insegno

Pino insegno si sposa a Lipari in seconde nozze con La Fede Eoliana, quale omaggio della Century Fox.

Il Simbolo di Lipari ®

Decoro barocco del 600

(cacciava i cattivi spiriti dalle abitazioni).
Brevetto depositato.
 
E'il decoro barocco del 600 presente negli angoli delle ringhiere dei balconi dell'Isola di Lipari.
Dalla ricerca storica sul simbolo di Lipari si riscontrano un insieme di elementi di significati scaramantici che ci portano a comprendere perché nel seicento veniva utilizzato nei balconi sulle ringhiere dell'isola di Lipari come elemento decorativo che cacciava i cattivi spiriti dalle abitazioni. La ricerca storica del simbolo di Lipari è pubblicata sul sito ufficiale (www.simbololipari.it ) , realizzata con la partecipazione di Francesco Bertè che con la sua passione per la storia, lo ha portato in sette anni di studi a comprendere i significati remuneranti del Simbolo che hanno trovato conferma dopo i lunghi colloqui di contenuti Barocchi avuti con una esperta del Barocco siciliano in Italia la Professoressa Antonietta Rosa Raso, famosa per le sue poesie a livello nazionale la Professoressa ha voluto dedicare una poesia al balcone Eoliano e al Simbolo che veste gli angoli delle ringhiere delle Lipari.

"Simbolo di Lipari" a Marisa Virgona

Lipari - "Simbolo di Lipari" a Marisa Virgona che da qualche anno ha "adottato" i resti della spiaggia di Porto delle Genti. Lo abbiamo assegnato su input dell'"eolian-berlinese" Gilormino Casali da pochi giorni sbarcato nella sua isola.

Il Simbolo di Lipari fa' beneficenza.

Progetto cani e gatti senza padrone.

Raccolta fondi di beneficenza per "cani e gatti senza padrone" alle Isole Eolie.

Acquistando la medaglietta o portachiavi con il Simbolo di Lipari, aiuterai animali meno fortunati del tuo, con tre euro di guadagno sulla vendita, il fondo di beneficenza vuole aiutare animali che necessitano di interventi utili a loro e alle iniziative che li coinvolgono.

Cicerone in Thailandia

Il "Simbolo di Lipari" approda in Thailandia.

Il Simbolo di Lipari è stato assegnato al "Cicerone di Bangkok" Paul Wichandan, quale punto di riferimento per i sempre piu' numerosi eoliani che visitano la Thailandia.

Toshi Kawaguchi

Il nostro direttore Bartolino Leone a Roma ha consegnato il "Simbolo di Lipari" al dottor Toshi Kawaguchi, terzo segretario all'ambasciata d'Australia. Il dottor Toshi è sposato con l'avvocato Gene Russo, figlia dell'eolian-australiano Gen Russo di Sydney. Il dottor Toshi - quindi - sarà un punto di riferimento per tutti gli eoliani d'Australia e anche per tutti coloro che vorranno andare in quella che è considerata l'ottava isola delle Eolie.

La maglietta del "Simbolo di Lipari" assegnata al cavalier Felice D'Ambra

martedì, 26 aprile 2011

Il "Simbolo di Lipari".

 Lipari - La maglietta del "Simbolo di Lipari" assegnata al cavalier Felice D'Ambra, "eolian-cagliaritano", presidente dell'associazione direttori d'albergo della Sardegna che per le vacanze pasquali è rientrato nella sua isola. E' stato assegnato anche per i suoi interventi turistici attraverso "Il Notiziario" che oltre a confermare il legame con queste isole, rappresentano un contributo alla "causa" delle Eolie.

Ossidiana

Ossidiana, vetro vulcanico

miniera di estrazione "Lipari", si certifica che l'ossidiana è autentica.
 
Lipari : Il commercio e l'utilizzo dell'ossidiana nel Mediterraneo preistorico.
 
L'ossidiana, che nell'isola di Lipari è uno dei minerali più caratteristici, ha costituito la materia prima del più antico grande commercio su scala mediterranea che la ricerca archeologica possa documentare nella storia dell'umanità. Un commercio che ha avuto inizio fin dalla fine del VII millennio a.C. e cioè più di ottomila anni fà, agli inizi dell'età neolitica.
A quell'epoca l'uomo primitivo non conosceva ancora l'uso dei metalli, foggiava le sue armi e i suoi strumenti con lame di selce oppure costruiva accette, scalpelli ed altri strumenti da taglio, levigando, con lavoro pazientissimo, sulla sabbia, pietre particolarmente dure, come i serpentini o i basalti.
L'ossidiana, prerogativa di Lipari, presentava delle caratteristiche tecniche di grande vantaggio rispetto ad ogni materiale allora conosciuto; l'ossidiana era una delle materie più taglienti che l'uomo avesse a disposizione. Infatti era più dura della selce e non richiedeva ulteriori complicate operazioni di levigatura; un vero e proprio vetro prodotto dai vulcani anzichè dall'uomo.
Ma non tutti i vulcani ne hanno prodotto; solo pochi fra essi, quelli che hanno lave più acide. Nel bacino mediterraneo la si trova solo in pochi posti. Altre ossidiane sono presenti nel vicino oriente, nei monti dell'Armenia e nelle catena del Tauro, la cava più grande è in Messico, ma quella di Lipari è la più ricercata in quanto ha delle caratteristiche di purezza superiore ad ogni altra.
Tutte le volte che gli scavi archeologici mettevano in luce tracce di abitanti dell'età neolitica nei paesi affacciati sul Mediterraneo, insieme a frammenti di ceramica, a lame di selce e, qualche volta, ad accette levigate, si trova qualche lametta o qualche scheggia di ossidiana. Ed, dal momento che l'ossidiana non esiste in natura nè in Sicilia nè nella penisola italiana, si è potuto dedurre che quella rinvenuta in queste regioni dovesse provenire da Lipari.
Questi rinvenimenti dimostrano che la principale attività degli abitanti di Lipari per molti secoli attraverso tutto il neolitico e cioè dal 4500 al 3000 a.C. era proprio l'industria dell'ossidiana.
L'importanza, che Lipari ha avuto nel commercio di questa materia prima, è d'altronde chiaramente dimostrato dalla testimonianza di questa industria che le ricerche archeologiche hanno messo in luce. Sono state ritrovate alcune delle cave dalle quali l'ossidiana grezza era ricavata.
Il primo insediamento umano fino ad ora identificato nell'isola, quella di Castellaro Vecchio, risalente agli inizi del neolitico medio ( forse tra 5000 e 4500 a.C. ) è sorto come una vera e propria officina per la lavorazione dell'ossidiana.
Senza dubbio questa industria era la ragione prima della notevole estensione e ricchezza di questi abitanti e della prosperità di cui essi godevano.
 
Dichiarazione conformità articoli ipoallergenici.
 

Dichiaro che i nostri articoli in argento 925/°°° rispettano il Regolamento Reach 1907/2006, in quanto sono assenti da sostanze pericolose (SHVC). Trattasi di materiali ipoallergenici dove non vi è presenza di nichel in misura maggiore a quella consentita nel decreto del ministero della sanità del 17 ottobre 2003 voce 40.

(rif. Codice al consumo DL 206/2005-art,6).

Anello sfera di Lava

anello sfera di lava

Dopo gli ultimi studi scientifici si è scoperto che la lava, di cui è costituito il manto terrestre, contiene una percentuale di acqua tale da aver permesso, ai tempi primordiali, la formazione sul pianeta dei primi batteri capaci di generare forme di vita sulla Terra.

L’anello dei vulcani, vuole essere una raffigurazione, attraverso la lava in forma sferica, sia del pianeta che ruota intorno al proprio asse che della roccia lavica, grazie alla quale si è sviluppata la vita sulla terra.

Lava delle Isole Eolie

roccia lavica delle Isole Eolie

Lava è il nome che viene dato al magma vulcanico dopo che ha perso i gas e gli altri componenti volatili sotto pressione che lo permeavano. Il termine "lava" si riferisce sia alla roccia allo stato fuso che fuoriesce in seguito ad una eruzione, che alla stessa roccia una volta che si è solidificata dopo il raffreddamento.

I Gioielli del Mare

fusione a cera persa

Il processo completo prevede distinte fasi di lavorazione 1. Realizzazione del modello in cera; Oppure realizzazione del modello in metallo (o fusione del modello in cera per ottenere il prototipo in metallo). La scelta dipende dalla tipologia del modello stesso e dalle preferenze/attitudini personali del modellista. Il modello può essere composto da parti diverse da assemblare nella fase finale (metalli di colore diverso oppure necessità di trattamenti diversi, oppure ancora complessità di realizzazione di uno stampo unico). 2. Realizzazione del calco di gomma vulcanizzata o silicone; 3. Riproduzione delle copie in cera mediante iniezione di cera fusa nel calco; 4. Costruzione dell'albero in cera; 5. Realizzazione dei cilindri in materiale refrattario; 6. Cottura dei cilindri ed eliminazione delle cere; 7. Getto del metallo fuso nei cilindri. 8. Finitura dei pezzi fusi.

occhio di S.Lucia

Nome comune: Occhio di Santa Lucia
Altri nomi: Astrea
Genere: Bolma
Specie: Bolma rugosa
Categoria: Gasteropodi
Commento: Appartiene alla famiglia Turbiniidae, è conosciuta soprattutto per il suo caratteristico opercolo corneo utilizzzato come ornamento in bigiotteria con il nome di "occhio di santa Lucia". Vive nel Mediterraneo e nell'Atlantico orientale.

corallo

Il corallo rosso è l'unica specie del genere Corallium che vive nel Mediterraneo, dalla Grecia e dalla Tunisia fino allo Stretto di Gibilterra, Corsica, Sardegna, Sicilia e Baleari incluse, ma è diffuso anche nell’Atlantico orientale in Portogallo, Canarie, Marocco e Isole di Capo Verde, di solito fino a 200 metri di profondità in luoghi poco illuminati con scarsa vegetazione.
In genere, popola tutti i mari del globo con il limite estremo costituito dal largo dei circoli polari. L'aspetto e la colorazione del corallo varia in relazione al luogo ed alle profondità in cui si trova.
Ha bisogno di condizioni di vita particolari: salinità dell'acqua costante (che deve essere compresa tra il 28% ed il 40‰, in relazione al luogo ed al tipo di corallo), ridotto movimento dell’acqua e illuminazione attenuata. Il tasso di sedimenti in sospensione nell'acqua, se troppo elevato, ne limita la sopravvivenza.
Vive pertanto preferibilmente in luoghi ombrosi e riparati (grotte semioscure, strapiombi, fenditure delle rocce), a partire dalla profondità di 20/30 metri fino a 200 metri. Eccezionalmente si può osservare a basse profondità (4 m), ed anche in notevoli quantità, nelle grotte delle zone di Porto Conte, Capo Caccia e Punta Giglio nel nord/ovest della Sardegna, nel territorio di Alghero. In Liguria, nella Riserva marina di Portofino, la presenza del corallo rosso è continua su tutto il versante meridionale tra i 15 e i 45 metri di profondità, con anche 200 colonie per metro quadrato; in genere si pensa che la caratteristica peculiare di questo corallo sia la lentezza di crescita (un centimetro ogni circa 15 anni contro i 3-4 centimetri di altre zone) e la non sfruttabilità commerciale per via della sottigliezza.
In realtà pare essere un luogo comune derivante dagli studi del biologo Danton (tardo 1800), che sosteneva che il corallo crescesse fino ad un massimo di 2 mm l'anno. Questa convinzione è stata per lungo tempo quella più citata, nettamente in contrasto con i pareri di altri biologi dell'epoca: Dana, il quale sosteneva che il corallo crescesse da 1 a 7 centimetri l'anno, e Wood, per il quale il corallo poteva crescere da 7 a 15 cm l’anno. La teoria di Dana pare comunque essere quella più attendibile. Ruolo importante nella pesca del corallo ha anche il Giappone con il suo Paracorallium japonicum; dal1889, dopo la rivoluzione nipponica, sul mercato del pescato italiano arriva anche questa lontana specie, nel paese nipponico infatti si pescano varietà di corallo differenti per pregio e valore, assolutamente non confondibili con il C. rubrum: il cosiddetto "Corallo pelle d'angelo", dal colore bianco sfumato in rosa, il "Corallo Moro", il cerasuolo, di colore rosso rubino, ecc. La grandezza dei rami è di un certo rilievo dato che i cespi raggiungono una grandezza di 30-40 centimetri con rami di diametro di 160 millimetri.

capperi


Arbusto perenne di probabile origine tropicale, il cappero è diffuso nell'area mediterranea da tempo immemorabile: riferimenti al suo uso, sia alimentare sia medicinale, si trovano nella Bibbia, negli scritti di Ippocrate, Aristotele e Plinio il Vecchio. In Italia, la superficie coltivata a cappero si aggira intorno ai 1000 ettari, distribuiti tra Liguria, Puglia, Campania e Italia insulare.In particolare l'isola di Salina, a nord delle coste siciliane, si è affermata come centro della produzione italiana di qualità; il cappero è parte integrante del paesaggio e, fino all'avvento del turismo, ha costituito il motore trainante dell'economia isolana. La raccolta si effettua da fine maggio a tutto agosto, ogni 8, 10 giorni. I raccoglitori iniziano prestissimo, verso le 5 del mattino, per evitare il solleone. I capperi sono stesi ad asciugare su teli di juta, al fresco, per impedire loro di sbocciare.Dopo qualche ora si separano i capperi dai capperoni, i bottoni più grandi sul punto di sbocciare. Quindi si procede alla salatura (alternando uno strato di capperi a uno strato di sale marino grosso) che avviene, solitamente, in fusti (cugniettu), utilizzati anche per le acciughe, o in tinedde, ricavate da botti vecchie tagliate a metà. Nei quattro, cinque giorni seguenti i capperi devono essere “curati”, cioè travasati da una tinedda all'altra, per evitare che l'azione combinata di sale e calore, dovuto alle fermentazioni, li rovini. Dopo circa un mese sono pronti per il consumo.Dall'inizio degli anni Ottanta la produzione totale dell'isola è notevolmente diminuita. Le ragioni di questo crollo sono molteplici: il prepotente ingresso sul mercato dei prodotti nordafricani, l'impossibilità di meccanizzare le operazioni colturali, l'alto costo della manodopera e il comparire di nuovi parassiti, prima sconosciuti.I capperi di Salina si caratterizzano per compattezza, profumo e uniformità. Particolarmente importante il primo di tali fattori: un bocciolo compatto, infatti, è una garanzia di durata nel tempo (il cappero dell'isola sotto sale si conserva fino a due-tre anni). Da sottolineare anche la quasi totale assenza di trattamenti con antiparassitari o concimi chimici di sintesi, garanzia di assoluta salubrità del prodotto. Utilizzati nella cucina siciliana in diverse preparazioni, per “dare mordente” e carattere al piatto, i capperi si sposano ottimamente a un semplice sugo di pomodoro e basilico, alla classica caponata, ai piatti di pesce.

Trinacria

Trinacria

Il simbolo della trinacria è oggi conosciuto perchè presente nella bandiera della Sicilia e in quella dell'Isola di Man. La sua storia è articolata e per alcuni versi ancora avvolta nel mistero, o comunque nella indeterminatezza, poichè si ricollega alla mitologia. La trinacria, simbolo della Sicilia, è composta dalla testa della Gorgone, i cui capelli sono serpenti intrecciati con spighe di grano, dalla quale di irradiano tre gambe piegate all'altezza del ginocchio. La Gorgone è un personaggio mitologico, che secondo il poeta greco Esiodo (VIII - inizio VII sec. a.C.) era ognuna della tre figlie di Forco e Ceto, due divinità del mare: Medusa (la gorgone per antonomasia), Steno ("la forte"), Euriale ("la spaziosa"). 

Avevano zanne di cinghiale, mani di bronzo, ali d'oro, serpenti sulla testa e nella vita, abitavano presso le Esperidi (figlie di Atlante, abitanti presso l'isola dei Beati, nella parte più occidentale del mondo), ed erano in grado, con uno sguardo, di pietrificare gli uomini. Le spighe di grano sono simbolo della fertilità del territorio. Le tre gambe rappresentano i tre promontori, punti estremi dell'isola - capo Peloro (o punta del Faro, Messina: Nord-Est), capo Passero (Siracusa: Sud), capo Lilibeo (o capo Boeo, Marsala: Ovest) - la cui disposizione, si ritrova nel termine greco triskeles, e si ricollega al significato geografico: treis (tre) e akra (promontori): da cui anche nel latino triquetra("a tre vertici"). 

La disposizione delle tre gambe, facendo pensare a una rotazione, ha portato gli studiosi a risalire fino alla simbologia religiosa orientale, in particolare quella del dio del Tempo Baal (nel cui monumento a Vaga (Beja, in Tunisia), sopra il toro, vi è una trinacria) - oppure a quella della luna, dove le tre gambe sono sostituite da falci. In Oriente - in Asia Minore - tra il VI e il IV secolo a.C. la trinacria fu incisa nelle monete di varie città, in antiche regioni, quali: Aspendo (in Panfilia: sul Mediterraneo orientale), Berrito e Tebe (nella Troade: territorio intorno alla città di Troia, tra lo Scamandro e l'Ellesponto), Olba (in Cilicia; tra Armenia e Siria), e in alcune città della Licia (Sud-Ovest, sul mare). 

Pur in mancanza di riferimenti alla conformazione geografica, il simbolo fu utilizzato anche a Creta, in Macedonia, e nella Spagna celtiberica (area centrosettentrionale). Omero, nella Odissea, alludendo alla forma dell'isola, utilizza il termine Thrinakie, che deriva da thrinax ("dalle tre punte"). La tesi sulle origini della trinacria trovano un riferimento sostanziale nella storia della Grecia antica. I combattenti spartani incidevano nei loro scudi una gamba bianca piegata all'altezza del ginocchio: simbolo di forza. Questa immagine si ritrova nei dipinti sui vasi antichi, ed è anche in una monografia del 1863 sull'argomento, scritta dal filosofo tedesco K.W. Goettling. 

I normanni, arrivati in Sicilia nel 1072, "esportarono" la trinacria nell'isola di Man, che la scelse come simbolo in sostituzione di quello precedente - un vascello - di origine scandinava. Un esempio della rilevanza simbolica della trinacria, nella storia della Sicilia, si è avuta il 30 agosto del 1302 con la costituzione dell'Isola in regno di Trinacria, a seguito della pace di Caltabellotta, alla conclusione della guerra del Vespro, che vide la contesa tra gli angioini e i siciliani ai quali si allearono gli aragonesi. La sovranità del Regno era, dal punto di vista formale, assegnata a Federico II d'Aragona (1227-1337); di fatto era indipendente dal resto dei possedimenti aragonesi nell'Italia meridionale. 

La trinacria è presente anche negli stemmi di varie dinastie nobili quali gli Stuart d'Albany d'Inghilterra, (forse derivato proprio dal loro dominio su isole del mare d'Irlanda, tra cui l'isola di Man), i Rabensteiner di Francia, gli Schanke di Danimarca, i Drocomir di Polonia, e in quello di Gioacchino Murat, re delle Due Sicilie all'inizio del 1800. La trinacria è al centro della bandiera della Sicilia, di colore rosso e giallo in senso diagonale, approvata nel gennaio 2000. La legge stabilisce che la bandiera siciliana sia esposta all'esterno del Parlamento siciliano (Assemblea regionale siciliana), della sede della Giunta regionale, delle sedi dei consigli provinciali e comunali, delle sedi dei presidenti delle provincie regionali e dei sindaci dei comuni, le sedi degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, gli edifici in cui sono costituiti seggi elettorali in occasioni delle elezioni per il rinnovo del Parlamento siciliano.

Dichiarazione conformità articoli ipo allergenici

Dichiarazione conformità articoli ipoallergenici

Dichiaro che i nostri articoli in argento 925/°°° rispettano il Regolamento Reach 1907/2006, in quanto sono assenti da sostanze pericolose (SHVC). Trattasi di materiali ipoallergenici dove non vi è presenza di nichel in misura maggiore a quella consentita nel decreto del ministero della sanità del 17 ottobre 2003 voce 40.

(rif. Codice al consumo DL 206/2005-art,6).

Tsavorite

Tsavorite

Con il termine tsavorite o tzavorite, dal nome del parco al confine tra Kenya e Tanzania in cui venne scoperta per la prima volta e dove si trovano le sole miniere conosciute, è una varietà di granatodi colore verde, di scoperta relativamente recenteutilizzata in gioielleria e considerata assai rara.

Misure anello

tabella misure

La tabella seguente riporta le misure degli anelli con diversi parametri: misura italiana, misura iso, diametro interno e circonferenza.
I metodi che vi indichiamo vi servono per ricavare la circonferenza interna dell’anello, il suo diametro o la misura del vostro dito. Per esempio se dalle vostre misure avete un diametro  interno di 17,2mm allora la misura dell’anello sarà la numero 14. 

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